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Il danno da “uccisione” e perdita del rapporto parentale

Il danno da perdita del rapporto parentale, a seguito di uccisione, è “quel danno che va al di là del crudo dolore che la morte in sé di una persona cara, tanto più se preceduta da agonia, provoca nei prossimi congiunti che le sopravvivono, concretandosi esso nel vuoto costituito dal non potere più godere della presenza e del rapporto con chi è venuto meno e perciò nell’irrimediabile distruzione di un sistema di vita basato sull’affettività, sulla condivisione, sulla rassicurante quotidianità dei rapporti tra moglie e marito, tra madre e figlio, tra fratello e fratello, nel non poter più fare ciò che per anni si è fatto, nonché nell’alterazione che una scomparsa del genere inevitabilmente produce anche nelle relazioni tra i superstiti” (cfr. Cass. Civ., Sez. III, Ord. 13/4/2018, n. 9186).

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Il danno alla capacità lavorativa: nozione, prova in giudizio e risarcimento.

La lesione della capacità lavorativa attiene, genericamente, alla condizione di quell’individuo che a seguito di infortunio veda ridotta la propria capacità di produrre reddito attraverso lo svolgimento di un lavoro;

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